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29 gennaio 2007

A proposito del Decreto Mastella

Ho ricevuto questa mail da un caro amico che ha deciso di ricordare così, pubblicamente.

Visto il suo contenuto strettamente politico per l'intervento sulle polemiche sul Decreto Mastella, la posto qui perchè- chi vorrà- possa commentare e contribuire al dibattito.


Vivo personalmente il giorno della Memoria come un giorno difficile.

Essere figli di un sopravvissuto ad Auschwitz, non permette di dimenticare, non avrei bisogno di date io; per noi, in famiglia, la memoria è religione laica quotidiana. La mia memoria della shoah è intima, non condivisibile; la memoria pubblica è invece, ovviamente, un’altra cosa, necessaria e fondamentale. I suoi caratteri vanno condivisi, la battaglia contro i suoi nemici pure.

Anche se io volessi, anche se torcessi il viso dal ricordo, una parte di me, pur guardando avanti, come l’angelo di Klee descritto da Walter Benjamin rimarrebbe per sempre voltata all’indietro, ricercando i volti che non ho conosciuto.

Per questo contemporaneamente vivo il Giorno della Memoria, come un fondamentale momento del nuovo calendario civile della mia patria, ma anche come luogo rischioso dove la cerimonia o la retorica possono farmi sentire estraneo. Estraneo a me che di quel 27 Gennaio 1945 sono in via indiretta figlio.

Per questo vivo male la polemica che un gruppo di autorevoli storici italiani ha scatenato contro l’ipotesi di decreto legge del Ministro Mastella, reo secondo la comunità scientifica, di avere pensato alla punibilità del reato di negazione della Shoah. L’ho percepita inizialmente come un pericoloso via libera all’oblio.

Le cose non sono poi andate così, certamente anche per merito della sollevazione degli storici, che, mi si permetta la critica professionale, pur senza aver letto materialmente il testo, ha colto di quel provvedimento il rischio illiberale.

Il problema sollevato è reale, ma anche reale è il pericolo: il negazionismo, l’antisemitismo, l’antisionismo, il pregiudizio e la discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale esistono, e proliferano soprattutto nel non-luogo culturale per eccellenza, e cioè Internet, dove senza filtro, e senza storici che possano li per li contraddirne gli assunti, si diffondono insulti, menzogne, incitazione alla discriminazione e apologia di crimini contro l’umanità. In aggiunta, sempre più, la nostra cultura accoglie al proprio interno, ed è bene che così sia, altre culture extra europee, molto poco al corrente dei caratteri storici del progetto sterminazionista del secolo scorso.

Lo scandalo sul rischio di punire il reato d’opinione è comprensibile, ma io mi chiedo, dopo che il decreto ha eliminato questa parte, non è che l’opinione diventata oggi maggioritaria, e cioè che le idee, per orribili che esse siano, non possono essere punite, ipotechi già il dibattito che svolgeremo in parlamento sulla conversione in legge del decreto, e questo ci porterà ad annullare de facto tutto il provvedimento? Quale ragionamento potrebbe infatti adesso sostenere la punibilità dell’apologia di nazismo o di fascismo o di razzismo, non siamo forse anche qui nel campo delle idee e delle opinioni, pur aberranti; quale sostenibilità avrebbe ora il reato di diffusione di idee discriminatorie, come per esempio i protocolli dei Savi di Sion ?

Con le nuove modifiche alla legge basterebbe infatti semplicemente "diffondere", pur senza fare "propaganda", idee antisemite o sulla superiorità e l'odio razziale per essere perseguiti. Dubito che i firmatari di quell’appello potranno difendere anche solo questa versione, perché la loro contraddizione, con un prinicipio liberale che non conosce limiti nel campo della espressione di idee, sarebbe profonda.

Il comportamento e le idee del leader Ahmadinejad, sollevano da mesi lo sdegno e la reazione dell’intera comunità internazionale, sia per i suoi proclami contro l’esistenza di Israele sia per il sostegno incisivo che ha dato alla propaganda negazionista. Certo, il problema più reale in quel caso è la sua arma atomica, ma sperando che non si arrivi a tanto, quel tipo di affermazioni proferite in Italia dovrebbero essere considerate lecite? O bisognerebbe vedere scoppiare la bomba per percepire come reale l’esistenza di un reato.

Convengo anch’io, che punire un’idea confligga clamorosamente con l’idea di libertà svolta al suo massimo grado e che combattere il messaggio che ci è tramandato dalle aberrazioni della concezione etica dello stato nazionale novecentesco non possa che essere fatto osservando il massimo di liberalità. Ma percepisco anche il rischio che una posizione troppo illuministica ed elitaria sui rischi delle forme di diffusione della propaganda razzista e discriminatoria, si risolva in un mancato approfondimento dei nuovi pericoli culturali.

Per questo lancio un appello affinché quanto prima in Parlamento ci si possa confrontare con una rappresentanza della comunità degli storici che hanno manifestato il loro pensiero in questi giorni, per giungere insieme a valutare un testo di legge che non punendo la semplice opinione non abbandoni neanche il rischio della discriminazione alla pura punibilità del fatto compiuto.

Lo dobbiamo fare per costruire per costruire una memoria pubblica comune per questo paese, sempre comunque dilaniato, non più rivolta solo all’indietro ma in avanti, per costruire su basi solide un pezzo dei nuovi diritti di cittadinanza che combatta la discriminazione e difenda le idee.

Lele Fiano




permalink | inviato da il 29/1/2007 alle 10:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


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